Autismo e musica 1
L’autismo, Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (DPS), si caratterizza dalle difficoltà che attingono a tre sfere dello sviluppo: la comunicazione, le interazioni sociali e le attività, gli interessi e i comportamenti che presentano un carattere ristretto, ripetitivo. Un gruppo di operatori medico-sociali hanno condotto prima in Canada e poi in Francia alcune esperienze e interventi, attraverso la pratica musicale, con giovani e adulti affetti di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, che hanno dato voce a nuove metodologie educative e nuovi quadri di vita atti a permettere un miglioramento significativo in queste tre sfere deficitarie.
L’autismo, Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (DPS), si caratterizza da difficoltà che attingono a tre sfere dello sviluppo: la comunicazione, le interazioni sociali e le attività, gli interessi e i comportamenti che presentano un carattere ristretto, ripetitivo. Un gruppo di operatori medico-sociali hanno condotto prima in Canada e poi in Francia alcune esperienze e interventi, attraverso la pratica musicale, con giovani e adulti affetti di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, che hanno dato voce a nuove metodologie educative e nuovi quadri di vita atti a permettere un miglioramento significativo in queste tre sfere deficitarie. L’Approccio Socio-dinamico d’Integrazione con l’Arte (SDIA), elaborata da Mohamed Ghoul in Québec si inserisce in un quadro inaspettatamente poco rigido, in cui espressione e creatività sono in primo piano. Nel corso dei laboratori, i partecipanti imparano a fare musica come degli artisti musicisti: iniziazione alle percussioni (in particolare allo djembé), partecipazione alla creazione di opere musicali, prove in gruppo delle opere che verranno in seguito suonate dal vivo. La sfida è quella di scommettere sul fatto che, persone che portano da tempo l’etichetta di autistico, possano passare a quella di artista.

L’ESPERIENZA DEL GRUPPO DE “LA BOHÈME”
L’approccio sviluppato da Mohamed Ghoul, musicista psicologo, è un’esperienza metodologica basata sulla musica che, attraverso i laboratori musicali, si sono conclusi con la creazione di un gruppo chiamato la Bohème. Un gruppo che ha prodotto concerti in Québec e in Francia e ha realizzato 2 dischi.
La metodologia utilizza il ritmo (djembé) per incitare il partecipante ad imparare la vita in gruppo, ad avere un obiettivo comune ed a poter interagire. Il ritmo aiuta i malati di autismo a fare cose che razionalmente la scienza riteneva impossibile fare.
E’ una scuola di vita dove si utilizzano i ritmi, le percussioni, per collegare e ascoltare, per fare le cose per il piacere di farle senza nessuno scopo in particolare. Nel gruppo esistono mondi completamente diversi, alcuni hanno accesso e fanno uso del linguaggio, altri del simbolico. Dopo alcuni mesi di prove e laboratori, scrupolosamente filmati, i progressi diventano evidenti.
L’immagine che si ha della persona malata di autismo è l’immagine di una persona chiusa, murata, nei laboratori invece, suonano in gruppo, diventano capaci di sentire e seguire il ritmo, di iniziare un brano e suonare contemporaneamente agli altri, di rendersi conto dell’altro. Sono capaci di ridere, di emozionarsi e alcuni riescono ad esprimere le loro prime parole attraverso una canzone.
Poco a poco Mohamed Ghoul riesce ad aggiungere parole sulla musica arrivando così a comporre canzoni. La Bohème è il primo gruppo di questo genere che, con un lavoro di due mesi in studio di registrazione, riesce a produrre un album.
Una esperienza incredibile quella di Mohamed Ghoul che, in 2 anni di lavoro in laboratorio prima e in studio poi, è riuscito a comporre musiche e testi, registrare l’album e a mettere in scena uno spettacolo in cui i malati di autismo diventano gli artisti protagonisti.






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